Le Barzellette di Reagan
Post del Dicembre 2022
Siamo sotto Natale, in teoria sono quei giorni dove è bello e piacevole starsene seduti in salotto, magari vicino ad un camino, tutti vicini, nel corpo e nello spirito, a raccontarsi qualche storia.
Io oggi ve ne racconto una, probabilmente è apocrifa, quasi sicuramente è stata abbellita, ma ve la racconterò così come è stata raccontata ame, nel lontanno 1996, da qualcuno che le cose “le sapeva”.
Si parla molto dell’errore fatto da Putin di pensare di essere in grado di invadere l’Ucraina in pochi giorni e di come gli Americani ci credessero anche loro.
Ma com’è che si sbagliavano tutti? Forse nella stessa maniera in cui presero una cantonata 40 anni fa.
Quando Ronald Reagan diventò presidente, venne accolto con una certa preoccupazione dalla comunità dell’Intelligence americana.
Era sostanzialmente un outsider senza un cursus honorum di prestigio e aveva lo stigma del passato da attorucolo western.
Inoltre, e più grave, aveva questa stramba idea della superiorità del sistema capitalistico americano e pensava che il comunismo sovietico non fosse in grado di reggere la competizione. Per lui l’URSS era un gigante dai piedi di argilla.
Reagan inoltre aveva la ancora più singolare stranezza di basare molto le sue opinioni sulle barzellette. Non scherzo. Reagan amava ripetere tutte quelle centinaia di barzellette (in buona parte proibite) con cui i cittadini sovietici prendevano in giro il sistema e si lamentavano dei problemi e della scarsità.
Le barzellette dicono molto di un popolo, sosteneva, e se le barzellette Sovietiche erano tutte incentrate sulla povertà, sulla scarsità e sullo stato che non funziona qualcosa doveva significare.
Peccato che gli analisti della CIA avessero un’opinione radicalmente diversa. L’URSS aveva certamente dei problemi, ma la sua economia era sostanzialmente sana, in grado di crescere, svilupparsi e competere con l’occidente.
Erano molto sicuri di quello che dicevano. La CIA aveva niente meno che una talpa nel segretariato del Politburo, che aveva accesso alla documentazione economica.
Per cui a Langley vedevano gli stessi documenti che vedeva il Cremlino, leggevano gli stessi numeri che leggeva Gorbačëv. Ed erano chiari. L’URSS stava messa quantomeno benino, non certo peggio dell’occidente.
Alla fine, vinse POTUS e si fece come voleva lui, si lanciarono le Guerre Stellari, si rilanciò con aggressività la corsa agli armamenti al fine di spezzare la schiena all’URSS.
Ebbe ragione. L’URSS non riuscì a competere, Gorbačëv dovette cedere e raggiungere un accordo mentre tentava di riformare il suo paese, ma era talmente tardi che gli crollò tutto intorno.
Cosa era successo, dove era l’errore degli esperti? La talpa della CIA era un doppiogiochista? o il KGB aveva avvelenato la fonte?
No, i documenti passati dalla talpa erano autentici, esattamente quelli che arrivavano al politburo… solo che erano pieni di cazzate.
La cosiddetta “sindrome del fallimento” è una distorsione tipica di tutte le burocrazie (anche nelle migliori aziende private), ai capi gli si dice quello che vogliono sentire, si racconta delle cose che vanno bene, gli errori e i problemi vengono minimizzati, se non nascosti, magari sperando, in buona fede, di risolverli senza farli scoprire, oppure che nessuno si renda conto di chi è il responsabile.
Questo è ancora più pronunciato nelle burocrazie statali e diventa patologico in quelle di regimi centralisti e pure totalitari, dove i compiti di ognuno sono rigidamente fissati e il fallimento può significare punizioni ben più gravi di una reprimenda.
Nella pratica, l’economia Sovietica era totalmente allo sbando e nessuno sapeva cosa stesse succedendo realmente, neppure chi avrebbe dovuto controllarla e pianificarla.
Come scrisse un economista, a posteriori: troppo spesso l’economia sovietica prendeva delle buone materie prime per trasformale in prodotti inutili o non funzionanti, letteralmente distruggeva valore invece di aggiungerlo.
Non so se la talpa esistesse davvero, o se il mio “contatto” stesse solo abbellendo la storia o magari l’abbia colorita in altre maniere… ma la sostanza è questa ed è piuttosto verosimile.
Tutto tornerebbe se, nel 2022,si fosse ripetuta la stessa storia.
PS e oggi vi consiglio anche letture. Red Plenty di Francis Spufford, piacevolissimo romanzo ambientato in epoca Krushoviana, uno dei protagonisti è un economista della pianificazione centrale che vorrebbe proporre un innovativo sistema di controllo.
Gran bel libro che espone dall’interno tutte le magagne della pianificazione centralizzata sovietica, senza farvi una lezione di economia.
Un po’ delle famigerate barzellette sovietiche LINK

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