Prove tecniche di futuro
Articolo del 1 marzo 2022
Una riflessione a voce alta, tutta da sviluppare e rivedere, visto il mio stato ormai semicatatonico.
Dopo la fine della guerra fredda e lo smantellamento del blocco comunista abbiamo attraversato vari periodi.
Il primo quello immediatamente successivo lo intitolerei a Fukuyama, la Fine della Storia. L’ultima potenza rimasta in piedi erano gli USA e aveva vinto il capitalismo e con lui il liberalismo.
Veniva istituito un nuovo ordine mondiale basato sulla democrazia, sul liberalismo e sulla democrazia a cui tutti, chi prima, chi dopo si sarebbero adeguati.
Un radioso futuro ci attendeva, ma era lì dietro l’angolo.
Nel 2001 ci risvegliamo bruscamente con le torri gemelle. Inizia l’epoca di Huntington. La civiltà occidentale non ha vinto, ci sono altre civiltà nemiche e pericolose. È la guerra al terrorismo è lo scontro con il fondamentalismo islamico.
Anche questo però viene vissuta, da entrambi le parti, come la resistenza all’omologazione ad una civiltà occidentale a cui si “resiste” proprio perché percepita come dominante se non superiore.
Si arriva fino al culmine del califfato islamico e della lotta contro l’ISIS, un rigurgito medievale nel XXI secolo.
Poi viene lo stacco della pandemia e quando ci risvegliamo scopriamo di quanto il mondo è cambiato mentre ci concentravamo sull’Afganistan e la Siria.
Se fino a qualche hanno fa si parlava di isolati stati “canaglia” (Corea del Nord, Iran, Siria, Cuba) che si opponevano all’ordine mondiale, adesso è nata una nuova potenza che sta facendo da collante e da supporto a chi si oppone all’occidente, la Cina.
Nel futuro avremo di nuovo un mondo bipolare. Da una parte l’”occidente” liberale, democratico e capitalista (gli Stati Uniti, l’Europa, le Tigri Asiatiche, gli ex Dominion Britannici e i loro alleati e clienti) in opposizione a cosa?
A un blocco a dominio cinese piuttosto variopinto: la Russia, gli ex stati canaglia e cani sciolti vari. Un blocco tenuto insieme non da una comune matrice ideologica, ma semplicemente dal rifiuto del pensiero liberale, o meglio da una forma di governo autoritaria ed oppressiva.
Abbiamo nazioni formalmente comuniste (Cina, Cuba, Nord Corea), altre islamiche (l’Iran), altre mischiumi nazionali populisti (Venezuela, la stessa Russia). Tutte unite da un rifiuto ai valori occidentali di libertà, per le ragioni più varie, ma sotto sotto, perché metterebbero in pericolo il dominio dell’attuale gruppo di governo).
Il punto è che la nuova forza economica cinese fornisce una sponda a tutte queste schegge e ne diventa il protettore (secondo la vecchia formula il nemico del mio nemico è il mio amico).
Il mondo unificato e globalizzato guidato dalle istituzioni occidentali diventate mondiali si sta già iniziando a spaccare con il tentativo di decupling tra le economie occidentali e quella cinese, un’azione di sicuro anti economica, ma forzata dallo scontro politico.
Ora la guerra in Ucraina sta dando una accelerazione a tutto questo, spingerà una Russia isolata in braccio alla Cina e spaccherà ancora di più il mondo in due blocchi. (rileggo il delirante articolo di celebrazione anticipata della vittoria di Putin sull’Ucraina di cui scrivevo ieri e proprio questo era il tema centrale. L’occidente sconfitto in ucraina non domina più il mondo, deve lasciare il passo ad altre potenze più “vitali”).
Il punto è l’avversario dell’occidente durerà? Non è troppo confuso ideologicamente? Basta essere “contro” qualcosa? Soprattutto la Cina riuscirà a mantenere la sua crescita?
L’economia di mercato su cui ha necessariamente basato il suo sviluppo è davvero compatibile con la sua forma di governo autoritario?
L’ammissione della Cina al WTO si basava su questa aspettativa, l’apertura economica avrebbe costretto l’apertura ad altre libertà. Così non è stato e secondo alcuni commentatori (Seminero per esempio) la Cina potrebbe riuscire a mantenere un mercato funzionante e quindi una economia efficiente anche senza libertà.
Ma è davvero così? Deng Xia Ping stesso, non ne era convinto. Il suo principale collaboratore alle riforme economiche che hanno rivoluzionato la Cina, Chen Yu aveva sviluppato la teoria dell’uccello in gabbia.
“Bisogna costruire una gabbia (il partito) abbastanza grande perché l’uccello (il mercato) prosperi, ma abbastanza robusta che non scappi. Liberandosi appunto del potere del partito.
Lo stesso Xi Jimping ha parlato di restringere la gabbia, quando ha fatto la sua stretta.
La Cina può realmente prosperare malgrado il partito comunista cinese?
La Cina è riuscita veramente a scoprire il segreto del potere dei diavoli bianchi senza doversi per forza trasformare nella loro copia (come è successo ai Giapponesi)?
Oppure sarà un fuoco di paglia e alla fine tornerà a dominare Fukuyama?
E’ una riflessione aperta, datemi una mano.

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